venerdì 27 febbraio 2015

L'ITALIA NELL'ETA' MODERNA

 Già nel '300 la Signoria  si era progressivamente consolidata: il signore aveva affidato le magistrature ai suoi fedelissimi e aveva così finito col controllare direttamente l'amministrazione del suo dominio.

Infine, agli inizi del '400, il signore tende a diventare un vero e proprio principe, a ostentare cerimoniali fastosi e soprattutto ad ottenere dall'imperatore o dal pontefice un titolo che sanzioni in modo definitivo la nobiltà del suo casato e ne faccia magari dimenticare le modeste origini mercantili.
I nuovi stati regionali nascono quindi dall'espansione e dal rafforzamento delle maggiori Signorie della penisola, come nel caso della Signoria dei Visconti a Milano e dei Medici a Firenze, oppure sono il risultato del rafforzamento di organismi tradizionali, come: la repubblica di Venezia, lo Stato pontificio e il regno di Napoli, che nel corso del' 400 passa dal dominio angioino a quello degli Aragonesi di Sicilia.
 
ATTIVITA'
 Caratterizza il personaggio di Lorenzo de' Medici (max 10 righi)

giovedì 19 febbraio 2015

PAOLO E FRANCESCA


Il cerchio II dei lussuriosi



La storia
La storia di Paolo e Francesca racconta di un fatto realmente accaduto nel Castello di Gradara, anzi addirittura un fatto storico, legato alla storia politica d'Italia del XIII secolo.
Il tragico amore di Francesca da Rimini e di Paolo Malatesta hanno ispirato, da Dante in poi, numerosi artisti che hanno composto lavori teatrali, letterari e opere d'arte, tanto da diventare, in epoca romantica, la coppia simbolo della passione irrefrenabile, che non conosce limiti e non può essere controllata dalla ragione.

ATTIVITA'
Rispondi alla domanda:
Perché queste due anime, contrariamente alle altre dello stesso cerchio, « 'nsieme vanno,
e paion sì al vento esser leggeri»?

domenica 15 febbraio 2015

CONOSCERE L'ISLAM


LA RELIGIONE ISLAMICA

Il termine Islam deriva dal verbo “sottomettersi”, etimo che evidenzia il completo affidarsi del fedele alla volontà di Dio onnipotente (Allah). Anche la parola musulmano ribadisce lo stesso concetto: significa, infatti, “dedito a Dio”.

L’Islamismo nasce nella penisola araba, all’inizio del VII secolo, nell’ambito di una realtà sociale frazionata in comunità contrapposte che trova la sua unità nel credo avviato da Maometto (Mohammad, 570-632). Egli mutua dalla religione giudaico-cristiana l’egualitarismo e, ispirato da Allah, si fa promotore di un movimento basato sulla riduzione del contrasto tra ricchi e poveri e sulla volontaria rinuncia all’arricchimento. Il favore che incontra tra le classi popolari lo rende inviso alla borghesia: l’esilio (egira) nel 622 dalla Mecca a Yatrib (futura Medina, “città del Profeta”) è seguito però da una rapida diffusione del suo credo in tutta l’Arabia. Ultimo profeta biblico (così si considera ed è acclamato dai seguaci), Maometto racchiude nel Corano gli insegnamenti rivelatigli da Allah attraverso l’arcangelo Gabriele. La sua vita, inoltre, è considerata modello di virtù impareggiabile ed è raccontata nella Sunna, testo che, insieme al Corano, costituisce la fonte principale della legge islamica.

Negli ultimi anni Maometto torna alla Mecca, la proclama “città santa” e meta del pellegrinaggio, uno dei cinque pilastri dell’Islam che ogni fedele deve osservare (gli altri sono: la professione di fede in Allah e Maometto, la preghiera ripetuta cinque volte al giorno, il digiuno nel mese del Ramadan, l’elemosina). Capo religioso e politico di innegabile carisma, la sua morte determina problemi di successione, ancor oggi riflessi nella scissione dei musulmani in sunniti (fedeli alla Sunna, ritengono che nessuno possa sostituire Maometto, suggello della rivelazione divina. Il vicario del Profeta, il “califfo”, può solo dirigere i credenti e amministrare gli affari della comunità secondo il Corano), sciiti (seguaci della shì’a, partito di Alì, cugino di Maometto; Alì sarebbe stato istruito dal Profeta sui più profondi segreti dell’Islam e a sua volta avrebbe trasmesso il sapere alla famiglia. I suoi diretti discendenti sono perciò considerati imàm: “guide” e custodi di questa sapienza) e altri gruppi minori.

ATTIVITA'
La battaglia di Lepanto salvò l'Occidente dagli Arabi nel 1571.
Ma non ci sarebbe stata Lepanto, se Carlo Martello a Poitiers nel 732 non avesse arrestato la grande cavalcata dell'Islam.  Chi era Carlo Martello?
 
 

venerdì 13 febbraio 2015

IL BASSO MEDIOEVO

Le monarchie nazionali


NAZIONE: ciò che riguarda una nazione, cioè un territorio i cui abitanti si sentono legati da una comune identità fatta di lingua, cultura, tradizioni. Una nazione può essere autonoma politicamente: in questo caso è anche uno Stato.
La Monarchia Nazionale era uno Stato cioè un'organizzazione stabile, in cui un potere centrale – il sovrano in questo caso, con un apparato di funzionari ad esso legati aveva nelle proprie mani il governo di tutto il Paese e ne controllava (direttamente o attraverso propri amministratori locali) i settori fondamentali: per esempio l’amministrazione della giustizia, la riscossione delle tasse, l’esercito.
Fra il XII e il XVI secolo alcuni re ingrandiscono i propri domini con matrimoni vantaggiosi o con la guerra, si creano degli eserciti alle proprie dipendenze e nominano funzionari che riscuotono le tasse e amministrano la giustizia in sostituzione di vassalli e signori feudali. L’unificazione del territorio nazionale dura secoli ed è accompagnata da guerre sanguinose (come la guerra dei Cent’anni), ma porta alla nascita delle prime monarchie nazionali (Francia, Inghilterra, Spagna e Portogallo); esse hanno un solo potere centrale, un territorio unificato e, in genere, una sola lingua e una sola religione.

Gli stati regionali italiani
Sul finire del XIII secolo molti comuni italiani, per porre fine alle continue lotte interne ed esterne che turbano la vita cittadina, affidano tutti i poteri ad un solo signore, trasformandosi in signorie e in principati. Anche i principi italiani, come i re d’oltralpe, tentano di allargare i loro domini. Ma in Italia la formazione di una monarchia nazionale incontra due ostacoli principali: l’esistenza di molte città potenti, anziché di una sola come all’estero, e la presenza dello Stato della Chiesa al centro della penisola. In Italia si formano così principati di scarsa estensione: gli stati regionali. Nel XV secolo i cinque più importanti sono: la repubblica di Venezia, il ducato di Milano, Firenze, lo Stato della Chiesa e il regno di Napoli.
ATTIVITA'
Rispondi brevemente alle domande:

1) Le monarchie dovevano risolvere il problema di formare un esercito. Perché?  
2) I re iniziarono a crearsi degli eserciti propri, utilizzando anche soldati mercenari, perché? 
3) Quali sono le caratteristiche degli Stati nazionali?
4) Com'era divisa l'Italia fra il XIII e il XIV secolo?
5) Qual è la risposta esatta?

La discesa di Carlo VIII in Italia dimostrò che:
A conquistare il territorio italiano era facile
B la Francia era lo stato più potente dell’Europa
C gli stati italiani erano molto uniti quando uno di loro veniva aggredito

 

giovedì 5 febbraio 2015

L'ALLEGORIA DELLE TRE FIERE

 
 
Il primo canto dell’Inferno è l’introduzione generale al testo dantesco: è il proemio che, sommato agli altri 99 canti, 33 per ogni Cantica, compone la “Commedia” di 100 canti.

Nel canto I dell’opera il poeta descrive sin dal primo verso la situazione narrativa, con lo smarrimento del protagonista nella selva del peccato, richiamando il lettore al significato morale che sarà centrale nel testo: il cammino dell’anima di ogni uomo, rappresentato dal  pellegrino Dante, verso la salvezza può essere ostacolato da un periodo di traviamento morale nel corso della propria vita.
Il poeta nella selva tenebrosa capisce di aver smarrito la strada verso la salvezza e cerca di lottare contro l’oscurità del peccato per raggiungere la redenzione della propria anima; ma Dante perde la speranza di salvarsi quando la sua strada sarà ostacolata da tre fiere: una lonza, un leone e una lupa.
Ogni particolare nel poema dantesco, che sia un animale o un oggetto, ha un significato allegorico, cioè un valore morale che riporta a specifici significati simbolici: le tre fiere che ostacolano il cammino del pellegrino Dante sono i vizi, che nella vita di ogni uomo portano al peccato e quindi alla rovina virtuosa dell’anima.

Ma quali sono i tre vizi rappresentati dalle fiere? La lonza, dal pelo macchiato e dal corpo flessuoso, è il simbolo della lussuria, il primo peccato di incontinenza, causata dal sopraffarsi del desiderio alla ragione ( difatti l’Inferno vero e proprio inizia con il girone dei lussuriosi, nel canto V); il leone è l’allegoria della superbia, peccato che non si trova nell’ordinamento morale dell’Inferno: la superbia insieme all’invidia sono ritenute da Dante il principio di ogni male, sono peccati naturali e preliminari a tutti gli altri e quindi già “incorporati” nell’animo degli uomini dopo il Peccato Originale; infine la lupa, simbolo della cupidigia e dell’insaziabile avidità degli uomini verso gli onori e i beni materiali: un peccato che non corrode solo l’anima degli esseri umani in quanto individui ma anche in quanto rappresentanti delle istituzioni civili ed ecclesiastiche.                ATTIVITA'
Rispondi brevemente:
1) Che significa interpretazione allegorica?
2) Dante indica e definisce quattro sensi della scrittura: letterale, allegorico, morale e anagogico. Sai spiegare ciascun termine?
3) Quale interpretazione politica si può dare alle tre fiere e al Veltro?