giovedì 13 novembre 2014

LA LETTERATURA POPOLARE E GIULLARESCA



La letteratura popolare e giullaresca
La letteratura popolare si fonda sull'invenzione, sulla capacità di combinare storie ricche di intreccio e suspense per legare l'attenzione di un pubblico che non è fatto di lettori ma di ascoltatori. Le forme che prende la poesia popolare sono diverse: ballate, cantilene, frottole, cantàri, contrasti etc. I temi sono diversi: l'alba (il commiato degli amanti), la serenata, la malmaritata (il lamento della donna scontenta del marito), la ragazza che chiede alla madre di cercargli un marito etc. Fanno parte della letteratura popolare anche le sacre rappresentazioni promosse dalle confraternite religiose.
Il giullare
Dietro la letteratura popolare, esclusa quella di argomento religioso, vi era il giullare. uomo di una certa cultura che andava in giro a divertire in varia maniera, ora facendo i giocolieri e i buffoni sulle piazze, ora cantando-cioè recitando con accompagnamento musicale-. Un misto dunque di saltimbanco, prestigiatore, poeta popolare che va di luogo in luogo.
Cielo d’Alcamo
Il 1200 ha dato i natali al poeta e drammaturgo Cielo d’Alcamo, uno dei principali esponenti della poesia popolare giullaresca. Il poeta viene anche conosciuto con il nome di Ciullo d’Alcamo; in proposito sono molte le possibili spiegazioni: alcuni sostengono che richiami il vero nome ovvero Vincenzullo e da qui il diminutivo Ciullo, secondo altri il nome deriva da Cheli (diminutivo di Michele) da cui poi sarebbe derivato Celi trasformato in Toscana in Cielo; un’ultima teoria, forse la più logica, fa riferimento al nome spagnolo Marcelo, diventato Chelo, da qui l’italiano Cielo.
Il secondo nome d’Alcamo con molta probabilità richiama la cittadina siciliana della provincia di Trapani, in cui si pensa sia nato, anche se alcuni sostengono che bisogna leggerlo dal Camo piuttosto che d’Alcamo. Che fosse un giullare viene confermato dalle sue opere o per meglio dire dal tono burlesco e dai personaggi delle proprie composizioni; la sua principale opera è il contrasto in 160 settenari Rosa fresca aulentissima, anche se ufficialmente non si sa bene chi abbia scritto tale composizione ma l’accostamento al personaggio di Cielo d’Alcamo riguarda le notizie che sono ricavabili dal contenuto dell’opera.
L’opera è scritta in volgare siciliano ma con evidenti richiami a quello toscano; essa rappresenta un vero e proprio esempio di mimo giullaresco che viene destinato ad essere rappresentato, si tratta infatti di un dialogo realistico tra un amante e una donna che, prima superba, alla fine finisce per cedere alle proposte dell’amato. Come dicevamo l’opera è scritta in volgare siciliano, lo stesso Dante, nel De vulgari eloquentia, riporta la composizione come esempio di siciliano, ma non di siciliano illustre, bensì di una lingua che appare caratterizzata da “quell’espressionismo vernacolare che durerà fino all’età barocca“. Oggi, il richiamo e l’importanza del personaggio nella cittadina trapanese di Alcamo è costituita dalla toponomastica, difatti sia il liceo classico, sia la piazza come anche il teatro comunale portano il suo nome.
 
Il contrasto di Cielo D'Alcamo
Il contrasto era uno dei generi preferiti dai giullari vediamo dunque il contrasto di Cielo D'Alcamo che è il componimento più famoso della nostra poesia popolare.
 
LEGGI  IL CONTRASTO di Cielo D'Alcamo (Versione integrale con parafrasi)
 
ATTIVITA'
Rispondi alle domande:
1) Da quale indicatore si può risalire al tempo della scrittura dell'opera?
2) Il testo appartiene alla tradizione "giullaresca". Che significa?
3) Che tipo di concezione dell'amore hanno i protagonisti?


venerdì 24 ottobre 2014

 
La storia della letteratura italiana ha inizio nel XIII secolo, quando nelle diverse regioni della penisola italiana si iniziò a scrivere in italiano con finalità letterarie.


Gli storici della letteratura individuano l'inizio della tradizione letteraria in lingua italiana nella prima metà del XIII secolo con la scuola siciliana di Federico II di Svevia, Re di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero, anche se il primo documento letterario è considerato il Cantico delle creature di Francesco d'Assisi. In Sicilia, a partire dal terzo decennio del XIII secolo, sotto il patrocinio di Federico II si era venuto a formare un ambiente di intensa attività culturale. Queste condizioni crearono i presupposti per il primo tentativo organizzato di una produzione poetica in volgare romanzo, il siciliano, che va sotto il nome di "scuola siciliana" (così definita da Dante nel suo “De vulgari Eloquentia”). Tale produzione uscì poi dai confini siciliani per giungere ai comuni toscani e a Bologna e qui i componimenti presero ad essere tradotti e la diffusione del messaggio poetico divenne per molto tempo il dovere di una sempre più nota autorità comunale.
Quando la Sicilia passò il testimone ai poeti toscani, coloro che scrivevano d'amore vi associarono, seppure in maniera fresca e nuova, i contenuti filosofici e retorici assimilati nelle prime grandi università, prima di tutto quella di Bologna, prima università per antichità e respiro culturale.
I primi poeti italiani provenivano dunque da un alto livello sociale e furono soprattutto notai e dottori in legge che arricchirono il nuovo volgare dell'eleganza del periodare latino che conoscevano molto bene attraverso lo studio di grandi poeti latini come Ovidio, Virgilio, Lucano. Ciò che infatti ci permette di parlare di una letteratura italiana è la lingua, e la consapevolezza nella popolazione italiana di parlare una lingua, che pur nata verso il X secolo si emancipa completamente dalla promiscuità col latino solo nel XIII secolo.

ATTIVITA'
Rispondi alle domande (max 5 righi per risposta):
1) In quale lingua Francesco d'Assisi scrisse il "Cantico delle creature"?
2) Che cos'è la "lauda"?
3) Qual è il messaggio che San Francesco trasmette nel Cantico?

venerdì 3 ottobre 2014

DAL LATINO AL VOLGARE


L'Italiano deriva dal latino e precisamente dal latino parlato tanto che si può quasi affermare che oggi noi parliamo una lingua che è il latino modificatosi nel tempo. Beninteso, latino parlato che non era quello classico usato da Virgilio, Orazio o Cicerone, ma quello usato quotidianamente dalle persone comuni che si diversificava sia per differenze territoriali, in quanto la lingua di Roma man mano che venivano conquistati i territori si combinava con le altre lingue autoctone, sia per la differenza di alcune condizioni specifiche, a seconda che fosse parlato dai militari o dai provinciali.
Intercorreva tra loro la differenza che esiste oggi per esempio, tra la lingua italiana parlata da dei tifosi al bar e quella di un poeta come Montale o D'Annunzio (anche se a dir la verità, l'esempio citato tratta di due registri della stessa lingua e non di due veri e propri sistemi linguistici distinti come erano il latino classico e il latino volgare). Con la caduta dell'Impero Romano (476 d. C.) avvenne poi che il latino parlato andò sempre più differenziandosi dal latino scritto di origine classica usato dalla cultura e dal potere e si creò così una sorta di bilinguismo (Devoto): da una parte il latino scritto d'origine classica usato dalla cultura e dal potere, dall'altro il latino parlato o volgare usato come strumento di comunicazione quotidiana che si trasforma continuamente e che arricchisce il suo lessico con termini che riguardano il commercio, l'agricoltura e l'attività manuale in generale. A un dato momento però l'occidente europeo prende coscienza di questa differenza tra le due lingue ed è in quel momento che la differenza si istituzionalizza e nasce il volgare.
PRIME FONTI VOLGARE
Le prime fonti in volgare sono antiche, sono dei brevi frammenti di lingua che risalgono ai primi secoli del Medioevo, se non addirittura alla prima età cristiana. Generalmente però si citano come prima testimonianza del volgare europeo e del volgare italiano essenzialmente queste fonti:
IL CONCILIO DI TOURS - una famosa disposizione stabilisce che ogni vescovo deve cercare di farsi comprendere ai sottoposti per uso della lingua volgare e che questi a loro volta debbano cercare di farsi comprendere dai fedeli“ ogni vescovo tenga omelia, contenenti le ammonizioni necessarie a istruire i sottoposti circa la fede cattolica, secondo le loro capacità di comprensioni…E che si studi di tradurre comprensibilmente le medesime omelie nella lingua romana rustica (aperte transferre studeat romanam linguam) affinché più facilmente tutti possano intendere quel che viene detto”.
IL GIURAMENTO DI STRASBURGO - (842) nella cerimonia i figli di Carlo Magno, Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico, successori al trono delle due parti dell'impero Occidentale e Orientale giurano nelle rispettive lingue volgari.
L'INDOVINELLO VERONESE - indovinello allusivo all'atto dello scrivere i buoi sono le dita, il campo bianco è il foglio di carta, il bianco aratro e la penna d'oca e il nero seme è l'inchiostro.
Se pareba boves - alba pratalia araba - et albo versorio teneba - et negro semen seminaba” (Spingeva avanti i buoi, arava un campo bianco, teneva un bianco aratro, e seminava nero seme).
A livello lessicale sintattico il documento denota ancora la presenza di parole latine quali ad esempio semen o la congiunzione et, ma sono presente parole dal volgare quali versorio che è un vocabolo tipico del dialetto veneto.
LA CARTA CAPUANA - (960) dichiarazioni dei testimoni (formula di giuramento) in una causa per una questione di diritto di proprietà tra il monastero di Montecassino, rappresentato dal proprio abate, e un tale Rodelgrimo d'Aquino.
Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti”( So che quelle terre, per quei confini che qui sono descritti, le possedette per trent'anni la parte di S. Benedetto).
PRIME FONTI LETTERARIE ITALIANE
Ritmo laurenziano (1150 circa) - componimento in ottonari (cantilena) scritto da un giullare toscano per ottenere in premio un cavallo dal Vescovo di Pisa, di cui ne fa le lodi insieme al Vescovo di Osimo .
Ritmo cassinese (ultimi anni del XII secolo) - scritto da un autore colto, questo documento è un dialogo in versi che tratta della vita terrena e celeste.
Da questo documento in poi si può iniziare parlare di un a vera e propria storia della letteratura italiana.
 
AREE IN CUI SI SONO SVILUPPATE LE LINGUE NEOLATINE
Dal latino dunque derivano, o più precisamente sono l'evoluzione, le lingue romanze che si classificano in:
ITALIANA
FRANCESE
SPAGNOLA
ROMENA
SARDA
LADINA
FONTI BIBLIOGRAFICHE
(Antologie e Compendi)

ATTIVITA'
Rispondi alla domanda
Perché la lingua latina si trasforma?
 

giovedì 25 settembre 2014

MEDIOEVO E FEUDALESIMO

IL MEDIOEVO

Medioevo Età intermedia tra l’antica e la moderna. Secondo l’accezione più diffusa è il periodo compreso fra la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476) e la scoperta dell’America (1492).
 
Nel corso del Medioevo parallelamente alla funzione politica della chiesa si sviluppa il sistema feudale, cioè si configura un modello di stato feudale caratterizzato non a caso dalla presenza di un potere centrale debolissimo, rispetto invece alla forza dei poteri locali. Si creano singoli organismi politici nella persona di una miriade di feudatari, cioè di grandi signori appartenenti alle famiglie aristocratiche (coloro che si accaparrano più terre e acquisiscono potere). Essi a loro volta, nel sistema feudale, per poter gestire territori più ampi, cedono terreni in cambio di benefici (il rapporto di fedeltà).
La struttura sociale
Come conseguenza fondamentale della frammentazione politica, nel Medioevo esiste una società gerarchizzata, in cui si delineano precisi confini sociali, in cui i vari ceti sociali sono delle vere e proprie caste chiuse. La società era pure statica, cioè non c’era apertura sociale. Le classi sociali erano: l’aristocrazia terriera (di origine guerriera), i contadini (destinati alla produzione dei beni materiali), i ministeriales (svolgevano le funzioni amministrative, ad litteram, dal signore) e i servi (tra cui quelli della gleba). Era convinzione comune che questa suddivisione sociale riflettesse il disegno provvidenziale di Dio, infatti tutti ritenevano che Dio stesso avesse diviso la società in tre parti: l’ordo dei bellatores (i guerrieri), oratores (sacerdoti) e laboratores (contadini e artigiani). Quindi la disuguaglianza sociale era considerata come un principio giusto, voluto da Dio per garantire l’ordine e il mutuo soccorso. Passare da una categoria a un’altra era impossibile.
La struttura economica
Nell’Alto Medioevo si registra una grave crisi economica. Il primo fattore spia è un notevolissimo calo demografico, dovuto alle invasioni, agli scontri, alle carestie e all’impoverimento delle risorse della terra. Si arresta il flusso dei commerci e pertanto l’economia è di pura sussistenza. A malapena è sufficiente il produrre ciò che si consuma. Le conseguenze della fine dei commerci sono un ritorno al baratto e un degrado progressivo dei contadini che svolgono onerose corvées. La situazione ha però una svolta con un nuovo impulso di conoscenze tecniche: intorno al Mille, quando si allentano le conquiste: più benessere, più prodotti, nuove invenzioni (tra cui l’aratro pesante, che sostituisce quello leggero, e il giogo). Con l’aumento della produzione agricola si ritorna dall’economia di sussistenza al commercio per mare e per terra e questo determina la ripresa della vita urbana.
La mentalità e la visione del mondo
Va sottolineata l’affermazione di una visione provvidenzialistica della realtà e della storia. Il mondo è considerato come una realtà immutabile, statica come la società ed è sostanzialmente accettato così come è, senza pretesa di grandi cambiamenti in quanto si ritiene che sia un ordine voluto da Dio e pertanto non ci sono tentativi rivoluzionari.
Un altro concetto importante è l’idea dell’universalità dell’ordine divino, cioè, riguarda tutto il mondo e per garantirne la sopravvivenza e la protezione si individuano due istituzioni che per loro natura hanno un valore universalistico: l’impero e la chiesa. L’impero è preposto a garantire la beatitudine in terra. La chiesa deve garantire la beatitudine dell’aldilà.

Feudalesimo

Il feudalesimo è un forma di organizzazione politica del territorio e di strutturazione economica della società che segna il periodo storico successivo alla caduta dell’Impero Romano e precede lo sviluppo della borghesia artigiana e mercantile, che si ha a partire dall'anno Mille in Italia ed in Europa. Le strutture feudali rimangono in vigore nell’Europa occidentale e centrale per tutto il Medioevo e nei primi tre secoli dell’Età Moderna, anche se in misura via via minore. Nell'Europa dell'Est le strutture feudali saranno molto più stabili ed in Russia la servitù della gleba sarà abolita solo nel 1861, a testimonianza del permanere di vincoli personali persistenti sul ceto contadino. Il feudalesimo come fenomeno storico, pur connotandosi come fenomeno di lungo periodo, ha la sua fase di più intensa e massiccia diffusione nel periodo che va dai secoli IX e XIII, ma elementi di tipo feudale si riscontrano anche prima e dopo questi termini. Infatti, già al tempo dell’Impero Romano, esisteva la “villa fortificata”, che era una sorta di dimora e di azienda agricola autosufficiente, sorta di anticipazione del sistema curtense tipico del feudalesimo. La nascita e la diffusione di tale struttura va di pari passo con la decadenza delle città e con la progressiva autonomia territoriale dell'aristocrazia romana, che, da un certo momento in poi, tende ad organizzarsi sul territorio indipendentemente dai vincoli (fiscali, amministrativi, economici, militari...) posti dallo Stato romano. Al tempo del Sacro Romano Impero (800 d.c), nonostante il tentativo di Carlo Magno di restaurare l'idea imperiale, non vi è più un’organizzazione politica accentrata e l’unità coincide precariamente con la persona del sovrano, che controlla i marchesi e i conti posti a capo delle circoscrizioni in cui è diviso l’Impero stesso. In altri termini si parla di una federazione di Stati, ciascuno con proprie leggi e istituzioni, tenuta insieme dall’alta autorità di Carlo Magno. Dopo la morte di Carlo l'unità dell'Impero si dissolve e la signoria territoriale (dominatus loci) dei grandi e medi feudatari dà vita al particolarismo feudale, che solo lentamente approderà alla nascita dei primi Stati Nazionali. D’altro canto, però, strutture e soprattutto diritti di tipo feudale (intesi come controllo diretto su un territorio più o meno ampio, con potere di coercizione sui suoi abitanti) rimarranno in vigore anche dopo la nascita dei Comuni nel XII e XIII secolo. Nell’Italia meridionale, al tempo di Federico II, esistono ancora signori feudali, chiamati baroni, il cui potere locale verrà però ridotto, temporaneamente, con le costituzioni melfitane, che tendono a riservare al sovrano tutte le giurisdizioni territoriali. Al Nord molti signori feudali, invece, si inurbano e fanno sentire il loro potere direttamente dal Comune, conservando i loro vecchi diritti sul contado. La fase consolare del Comune coincide appunto con il prevalere di questo elemento aristocratico di origine feudale.
 
 
Il rapporto di dipendenza, detto “vassallaggio”, di chi riceveva il feudo era consacrato mediante il rito di omaggio (dal francese homme, uomo), con il quale il vassallo diventava l' “uomo” del signore.
Era una delle più importanti cerimonie nel Medioevo feudale. Si compiva dinanzi alla corte del Signore e alla sua masnada (da mansionata, casata): impiegati, domestici, armigeri, artigiani. Il vassallo, a mani giunte e ritto di fronte al signore seduto sullo scanno, ne riceveva in segno di fiducia la stretta delle palme delle mani; poi con una mano indicava se stesso, a significare che era l' “uomo” del padrone, e con l’altra indicava la terra affidatagli, dichiarando: «Secondo la mia fede d’ora in poi sarò fedele al mio signore e manterrò verso di lui il mio omaggio senza riserve contro chiunque, in buona fede e senza tradirlo». Dopo il bacio d’amicizia, riceveva i simboli dell’investitura: potevano essere una zolla di terra, una manciata di grano, una lancia, uno stendardo.


ATTIVITA'
Rispondi alle domande (max 5 righi per risposta)

1) In che modo era divisa la società nel Medioevo?
2) Che cosa si intende per "vassallaggio"?
3) Quali erano le due massime istituzioni nel Medioevo?

LA SOCIETA' FEUDALE

Società

La società feudale aveva una struttura gerarchica e piramidale: al vertice dell’autorità e del potere c’era il re (o l’Imperatore ), da cui dipendevano i grandi feudatari (o vassalli). Questi avevano sotto di sé i feudatari minori (o valvassori), i quali avevano alle dipendenze i valvassini. Alla base della piramide si trovavano i servi della gleba, la classe sociale formata da: contadini liberi, artigiani, tutti tributari del feudatario e del re. La condizione tipica della società feudale era di “essere l’uomo di un altro uomo” questo significava che ogni beneficiario, grande o piccolo che fosse, era vincolato unicamente al proprio diretto signore, dal quale aveva ricevuto il beneficio.

Vassallaggio

In epoca feudale il vassallaggio era la forma di rapporto personale, costituito dalla sottomissione di un uomo libero a un signore, a cui venivano assicurati fedeltà e appoggio militare in cambio di protezione e di un feudo (o beneficio), consistente in una rendita, spesso fondiaria. 

Castelli

Nel Basso Medioevo si assiste all'edificazione di castelli nelle grandi città, allo scopo di controllarle e far fronte alle insubordinazioni cittadine. La ricerca storiografica ha indicato il X secolo come l'inizio di un vero e proprio incastellamento. Il castello ha funzione difensiva fino al tardo XVI secolo quando i castelli medievali vengono fortemente trasformati, a causa del forte utilizzo di armi da fuoco. Le torri alte e svettanti divengono più basse e larghe fino a divenire bastioni a forma di punta, per meglio deviare i colpi d'artiglieria. Viene anche abbandonata la fisionomia difensiva per compartimenti stagni in favore di una più ampia accessibilità delle varie parti, in modo da poter agevolmente raggiungere i punti sotto attacco e rifornirli di munizioni e uomini. Il passaggio dai castelli medievali del primo tipo (che avevano nella compartimentazione e nell'altezza i propri punti di forza) a quelli aggiornati per la difesa dai colpi delle armi da fuoco sempre più potenti, avviene per gradi, con strutture dette di transizione (rocche di transizione come quelle della Romagna e Marche). Spesso i castelli erano circondati da fossati, che potevano essere colmi d'acqua (celebre è il Castello degli Este a Ferrara, alimentato dall'acqua del Po) oppure semplici fossi. Il fossato impediva al nemico di attaccare le torri dal basso cercando di farle crollare e permetteva di mantenerlo ad una distanza tale da essere colpito con frecce. Il fossato poteva essere superato tramite ponti fissi in muratura o ponti levatoi in legno, i quali venivano sollevati in caso di attacco impedendo alla fanteria di colpire direttamente gli ingressi e anche di raggiungerli.
 
I CASTELLI DELLA SICILIA

giovedì 27 febbraio 2014

LA CRISI DELL'IMPERO ROMANO D'OCCIDENTE

Perché crollò l'impero romano, visto che era molto più avanzato, sotto vari aspetti tecnico-scientifici, del feudalesimo?

 
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ATTIVITA'
Indica almeno due cause che hanno determinato la crisi dell'Impero Romano d'Occidente
 



lunedì 10 febbraio 2014

LE FOIBE

Il 10 febbraio, giornata del ricordo delle vittime delle foibe

Dopo la "Giornata della memoria" per le vittime della Shoah, il 10 febbraio in tutta Italia si celebra il "Giorno del ricordo" per non dimenticare i cinquemila italiani massacrati in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia tra il 1943 e il 1945.

Uccisi dai partigiani comunisti di Tito solo perché erano italiani: una "pulizia" politica ed etnica in piena regola, mascherata come azione di guerra o vendetta contro i fascisti.

In realtà nelle cavità carsiche chiamate foibe vennero gettati ancora vivi, l'uno legato all'altro col fil di ferro, uomini, donne, anziani e bambini che in quel periodo di grande confusione bellica si erano ritrovati in balìa dei partigiani comunisti jugoslavi.

 Il "Giorno del ricordo" non è solo dedicato alle vittime delle foibe, ma anche alla grande tragedia dei profughi giuliani: 350 mila costretti all'esodo, a lasciare case e ogni bene per fuggire con ogni mezzo in Italia dove furono malamente accolti.

In gran parte finirono nei campi profughi e ci rimasero per anni. Uno di questi campi fu organizzato anche a Fertilia. Per mezzo secolo sulle stragi delle foibe e sull'esodo dei giuliani si è steso un pesante silenzio.

domenica 12 gennaio 2014

CHE COS'E' LA POESIA?

ELEMENTI CARATTERIZZANTI LA POESIA RISPETTO ALLA PROSA
 
Cos'è la “poesia” (dal greco poesis, 'composizione')? Meglio: cosa la distingue dalla prosa?
Infinite le teorie, le posizioni, le definizioni...
Procederò dunque dai fondamentali.
 
In primo luogo la poesia è caratterizzata dalla presenza del VERSO.
Come si approfondirà meglio nell'intervento successivo, esso è una serie di parole poste su una riga che viene interrotta da un “a capo” arbitrario per volontà dell'autore, senza che sia necessario alcun segno di punteggiatura.
“Verso” deriva infatti dal latino vertere, 'volgere, tornare indietro, andare a capo'.
Prosa deriva invece dal latino prorsus, che significa 'diritto'. Il testo in prosa è dunque un testo continuato, in cui si va a capo solo se è presente una legittimazione data dalla punteggiatura.
 
L'identità prima del verso è costituita dal suo RITMO, cioè dal suo andamento musicale, determinato dalla successione degli accenti chiamati appunto ritmici o ictus.
Poiché la poesia è intrinsecamente musica, come ma più della prosa (benché prosatori – a puro titolo di esempio – come Vincenzo Consolo e Silvio D'Arzo abbiano scritto testi in prosa in cui la presenza di versi è assolutamente pervasiva).
E anche laddove manchino i versi istituzionalizzati dalla nostra tradizione – su cui hanno intensamente lavorato, per ampliarne le possibilità e modificarne la struttura interna, i nostri poeti almeno a partire dall'inizio dell'Ottocento, con un'accelerazione evidente dagli inizi del Novecento, secolo in cui gli schemi canonici sono stati definitivamente aperti alla sperimentazione e scardinati dall'interno e/o superati –, la prosa possiede un suo ritmo ed una sua densità retorica, sebbene troppo spesso essi rischino di rimanere inavvertiti dal lettore concentrato sul fluire sulla vicenda raccontata.
E accade anche che possano operarsi commistioni di genere in cui prosa e poesia risultano difficilmente distinguibili. È nato, a questo proposito, il termine di poema/poesia in prosa, ad indicare testi brevi che hanno in sé le caratteristiche della poesia e della prosa appunto.
Ma la poesia non si caratterizza solo ed unicamente per la presenza dei versi.
 
Ad assoluto non svilimento del testo in prosa, il cui significante (la cui forma) è anch'esso estremamente elaborato, il componimento poetico presenta una CONCENTRAZIONE DI SENSO basata in prima istanza
  
- sul valore attribuito alla PAROLA CARICATA DI UNA PREGNANZA SEMANTICA E/O POLIVALENTE APERTA
  
- e sulla DENSITÀ DI ARTIFICI RETORICI (legati non solo ad un ossequio verso gli schemi canonizzati dalla nostra tradizione o all'opposta intenzione di modificarli/distruggerli/dissolverli dall'interno, bensì ad una intenzionalità espressiva, ossia alla volontà di intensificare la comunicazione semantica)
  
che rendono altamente sofisticato il dettato poetico.
 
Quanto scritto vale, naturalmente, in generale. Di certo, per la scrivente e non solo,
  1. i versi;      
  2. la musicalità immanente alla loro struttura;      
  3. la densità retorica;      
  4. la ricchezzaa semantica del discorso.
sono i fattori che permettono di distinguere un testo in poesia da un testo in prosa.
Così che la poesia è intrinsecamente VERTICALE, concentrata: in brevi istanti (di lettura) il tempo e l'orizzonte si squarciano e dilatano vertiginosamente, in alto, in basso, intorno...; laddove nella prosa prevale la dimensione dell'orizzontalità, ossia dello svolgersi di una storia. La poesia richiede allora quell'ascolto quasi ipnotico che in spirale può condurci a velocità impensata verso un oltre. La prosa tende a condurci per mano lungo una vicenda più o meno intricata di cui desideriamo inseguire diramazioni e meandri.
Ascoltiamo Montale sulla differenza tra prosa e poesia. È solo una delle voci che hanno trattato l'argomento. Qui oltretutto accennato. E con la leggerezza di chi, consapevole, lo sa insondabile e stratificato sincronicamente e diacronicamente. Ma è una bella, intelligente, sorridente e smaliziata voce di uno dei più potenti e innovativi poeti del nostro Novecento.
 
COME SCRIVERE UNA POESIA

Per scrivere una poesia basta osservare il mondo che esiste dentro di te o intorno a te. Una poesia può trattare qualunque argomento, dall'amore al cancello arrugginito della vecchia fattoria. Se ti diverte e riesci a scaricare la tensione attraverso la poesia, sei sulla strada giusta. Ecco come iniziare.
 
Trova l'ispirazione. Una poesia può iniziare con frammento di verso, magari una o due righe che sembrano arrivare dal nulla, e il resto della poesia dovrà solo essere scritto intorno ad esse. Ecco alcuni modi per trovare l'ispirazione:
  • Fatti ispirare da altri autori. Raccogli dei libri di poesie di diversi autori, o stampa 10-12 poesie a caso da internet. Poi scegli a caso un verso da ogni poesia, cercando di concentrarti solo sulla prima riga che vedi e di non scegliere la migliore. Scrivi tutte queste righe su un foglio di carta e prova a ordinarle in una poesia sensata. L'accostamento di due versi completamente diversi potrebbe darti un'idea per la tua poesia.
  • Scrivi tutte le parole e le frasi che ti vengono in mente quando pensi a qualcosa. Metti tutte le tue idee nero su bianco.
  • Può sembrarti difficile, ma non aver timore di dar voce ai tuoi esatti sentimenti. Le emozioni sono ciò che danno vita alle poesie, e se menti riguardo alle tue emozioni verrà facilmente percepito attraverso ciò che scrivi. Scrivile più velocemente possibile, e quando avrai finito, scorri la lista e cerca collegamenti o passaggi che ti ispirino.
  • Cerca di calarti in un contesto particolare di cui vuoi scrivere. Se ad esempio vuoi scrivere della natura, fai una passeggiata in un parco o in un bosco. Il paesaggio potrebbe ispirarti alcuni versi.
ATTIVITA'
Scrivi una poesia.